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Stangolata per aver tradito il boss in cella

 

Reggio Calabria - Un’altra donna vittima della ‘ndrangheta. Angela Costantino, sposata con Pietro Lo Giudice, boss dell’omonima cosca, scomparsa nel 1994, è stata uccisa perché aveva un relazione extraconiugale mentre il marito era in carcere.

È la scoperta della Mobile di Reggio Calabria, diretta da Gennaro Semeraro, che ha arrestato per omicidio volontario Vincenzo Lo Giudice, 50 anni, zio di Pietro, a sua volta figlio di Giuseppe, uno dei principali protagonisti della guerra di mafia che ha insanguinato Reggio tra gli anni ‘80 e ‘90. Con la stessa accusa sono finiti in carcere un cognato ed un nipote di Vincenzo Lo Giudice, Bruno Stilo, di 51 anni, e Fortunato Pennestrì (38).

La donna, madre di quattro figli, fu bloccata mentre in auto stava andando a trovare il marito nel carcere di Palmi. Venne strangolata. Il cadavere fu poi fatto sparire. È anche emerso che la donna, dalla relazione extraconiugale, avrebbe avuto una gravidanza che ha deciso di interrompere. L’assassinio di Angela Costantino, secondo il procuratore della Repubblica, Ottavio Sferlazza, «fu deciso nell’ambito di un accordo di famiglia all’interno della cosca Lo Giudice».

Quello di Angela Costantino, tra l’altro, non è l’unico caso di donne del clan Lo Giudice sparite nel nulla. È scomparsa anche Barbara Corvi, sposata con un altro degli affiliati alla cosca, nel 2009, a 35 anni. Anche lei aveva una relazione extraconiugale. Su Barbara Corvi non c’è alcuna prova che sia stata uccisa. A questo si aggiunge che alla sua scomparsa non si fa alcun cenno nell’indagine sull’omicidio di Angela Costantino.

Fonte:ilsecoloxix.it

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